Il mio packaging sostenibile.

Chi mi segue su Instagram sa già che sono da poco tornata da un viaggio nella cittadina di Gent, che si trova nelle Fiandre dell’est, in Belgio.

Ero lì per visitare il dipartimento universitario di design che si occupa di sostenibilità e alcune realtà aziendali all’avanguardia in modo da trarre nuove ispirazioni per rendere la mia piccola azienda sempre più sostenibile in termini di rispetto dell’ambiente.

Industrial Design Center-ugent

Grazie al dottore di ricerca Francesca Ostuzzi, post doc in Design per la Sostenibilità all’Università di Gent, ho capito che l’argomento è complesso.

Non c’è qualcosa che sia totalmente sostenibile o che si possa astrarre e definire tale ma va sempre preso in considerazione il contesto e la territorialità.

Soprattutto ho compreso l’importanza di tutte una serie di variabili che possono essere stabili o in mutamento e che è bene che siano prese in considerazione prima di dare definizioni.

 

Alla fine alla domanda su quanto la micro azienda di cui sono la seconda generazione sia sostenibile mi sono risposta che siamo sulla strada giusta.

Dottore di ricerca F.Ostuzzi all’interno dell’Industrial Design Center

La nostra dimensione appunto “micro” ci aiuta molto nel portare avanti una filosofia “green”,  le nostre tecniche di lavorazione “antiche” ci permettono di limitare in parte ciò che è dannoso per l’ambiente.

Da qui la scelta aziendale di mia madre già dagli anni ’80, e che io difendo strenuamente, di aderire sempre più alla “naturalità” del prodotto.

Questo vi starete chiedendo cosa significhi e siccome l’argomento è per l’appunto complesso vi dedicherò una serie di successivi post che vi spiegheranno le varie fasi di una lavorazione di un gioiello e rispettivamente quanto siano sostenibili o meno. Quindi stay tuned! 😉

Ma oggi volevo parlarvi di un piccolo passo verso il rispetto dell’ambiente che ho compiuto da ormai 2 anni: adottare un packaging 100% di riciclo da materiali di scarto dell’azienda.

Le fatture che avevamo accumulato nel corso degli anni erano molte, essendo l’azienda attiva dal 1981.

Era giunto il punto di smaltirle e ho pensato che forse ne potevamo ricavare qualcosa di diverso.

Confrontandomi con il creativo Edoardo Maria Maggiolo siamo arrivati a pensare di realizzare una carta riciclando queste vecchie fatture, carta che lui ha impastato e formato con maestria e che io, con l’aiuto di una valorosa sarta, ho tagliato e cucito in buste di varie grandezze.

La soddisfazione è stata grande: quella di aver creato un packaging che non solo sia sostenibile ma anche che sia perfettamente in linea con il carattere estetico di Magal. Vi piace?