Lavorazione argento a mano Magal Symbolic jewelry creations in sterling silver Natural stones and alternative materials, worked entirely by hand

Magal symbolic creations it’s a Daniela Vettori’s Line

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La linea Magalfluo in vendita esclusiva al bookshop del Museo di Bassano.

Il Museo di Bassano vale sicuramente una visita anche solo per la sua splendida sala dedicata al Canova, che oltre alle statue vi presenta i bozzetti dipinti ad olio e le prove su gesso dell’artista veneto.

Proprio nella cornice di questa sala è stato presentato il progetto di Viart: Shopping d’arte, che ha dato la possibilità alle aziende d’artigianato artistico di Vicenza e provincia di essere presenti nel bookshop del Museo.

E’ stato creato un piccolo evento spettacolare per l’inaugurazione, per ricordare quanto ci sia bisogno di Arte e di Bellezza in questo momento storico di difficoltà ed incertezze.

Un bellissimo concerto di musica barocca ci ha allietati intervallato dalla lettura di brani scritti dallo stesso Canova sul concetto di Bellezza. A questo proposito vale la pena che vi nomini gli interpreti bravissimi: Federico Florio (controtenore strepitoso), Arrigo Pietrobon ( flauto dritto), Carlo Steno Rossi (clavicembalo), Stefania Carlesso (voce recitante), la direzione artistica è stata curata da Andrea Castello.

Quanto mi è risuonato il concetto di bellezza canoviana dell’anima: quella che è invisibile agli occhi ma che l’artista percepisce fino a renderla visibile nelle sue opere.

Da esporre in vendita nel bookshop ho scelto la mia linea più colorata e giocosa: la Magalfluo. Questa è nata come un vero e proprio divertimento creativo! L’anello si può creare e disfare a proprio piacimento.

Della stessa linea c’è anche il pendente, che si può indossare in due modi differenti ed infine anche gli orecchini e i bracciali. Tutti coloratissimi e leggeri.

Questa linea di gioielli nasce per ricordarci di rimanere sempre connessi alla nostra parte creativa e fanciullesca per ritrovare in noi la gioia anche nei momenti più difficili.

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Il pendente Yobitsugi di MariaRosa

Mi stupisce sempre come il tema Kintsugi, cioè della rottura e della sua ricomposizione, sia universale.

Forse perché tutti siamo stati feriti più o meno profondamente nella vita, a volte a livello interiore, a volte a livello fisico, più o meno gravemente.

Sulla nostra pelle portiamo cicatrici che con il tempo si rimarginano, alcune sono invisibili, altre diventano parte di noi e ci fanno cambiare aspetto.

Io ho una cicatrice sul ginocchio destro, ero bambina e mi sono ferita con una roccia in alta montagna.

Non  mi hanno messo i punti quindi la ferita si è rimarginata più lentamente ed è rimasto un ovale allungato e biancastro impresso sulla mia pelle.

Alcuni anni dopo ho incontrato un ragazzino che aveva una cicatrice molto simile nello stesso punto del ginocchio, questa piccola cosa ci ha fatto subito simpatizzare e rimanere amici per molti anni.

Osservare le reciproche cicatrici ci fa riconoscere empaticamente nell’altro, che queste siano fisiche o interiori.

Per questo sono sempre onorata quando mi chiedete di trasformare in gioiello la storia della vostra cicatrice invisibile. Per me diventa un percorso prezioso da fare assieme e anche una resa all’imprevedibilità della vita.

Questa resa si manifesta nella creazione del gioiello Kintsugi: per cui io non so mai, quando lo lavoro, come deciderà di rompersi. Spiego sempre questo processo al cliente perché fa parte del gioco: arrendersi a ciò che è.

Gioiello lavorato a mano
Incastonatura dell’opale nel pendente.

Oggi vi racconto una storia di un gioiello Kintsugi un pò particolare, è una storia di Yobitsugi.

 Lo Yobitsugi, nella tecnica giapponese tradizionale di riparazione della ceramica, è quando si perde un pezzo della ciotola  di ceramica che si intende restaurare e al suo posto si inserisce un pezzo di un’altro materiale ( che può essere altra ceramica o vetro ad esempio). 

Volendo mantenere il parallelo tra la tecnica di riparazione della ceramica e i miei gioielli vi sto per raccontare la storia del mio primo gioiello Yobitsugi.

E’ la storia di Maria Rosa e del suo opale regalatole da una persona molto speciale parecchi anni fa. Questo opale, che viene direttamente dall’Australia, aveva una montatura che non le piaceva e per questo motivo non l’aveva mai indossato. Ma avrebbe voluto farlo perché è molto affezionata alla persona che glielo ha regalato e che ora si trova distante da lei.

Quando ha visto Kintsugi non ha avuto dubbi che oggi il suo opale potesse prendere spazio fra l’argento e i fili d’oro, a creare un piccolo altare prezioso intorno alla pietra. Magia dello Yobitsugi : l’opale ha riempito il posto mancante nella ricomposizione Kintsugi.

Pendente personalizzato
Maria Rosa indossa il suo pendente Yobitsugi.

Così ci siamo arrese all’ imprevedibilità della nuova creazione: davanti alla rottura e alla ricomposizione dell’argento, davanti all’oro che si scioglieva a colmare le crepe attorno all’opale.Il risultato è stato un pendente unico ed irripetibile, il pendente Yobitsugi di Maria Rosa .

 

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Evento Kintsugi: ceramica e argento, dalla tradizione all’innovazione.

La conferenza dove io e Chiaraarte ci siamo confrontate sulla tecnica Kintsugi e sul suo valore simbolico si è tenuta il 1 febbraio 2020 nella sala superiore del Bar Borsa di Vicenza, sotto la Basilica Palladiana, ed è stata organizzata con il supporto di CNA Vicenza e la curatela della dottoressa Elena Agosti.

Le nostre opere a confronto erano esposte sotto la Basilica nella bottega orafa Daniela Vettori.

Kintsugi a confronto: tazza da the matcha giapponese (Chiaraarte) e gioielli in argento 925 e oro 750 (Magal).

Kintsugi è una tecnica giapponese di restauro della ceramica risalente alla fine del 1400. I materiali di utilizzo sono: lacca urushi, farina di riso, tonoko (polvere di argilla) e polvere d’oro puro.

Letteralmente significa “riparare” con l’oro.

Da quasi tre anni mi sono dedicata alla creazione di una linea di gioielli ispirata a quest’arte giapponese. La mia è stata una vocazione dettata da una necessità che poi mi ha spinta a dedicare tempo e ricerca a questo mondo di rotture e ricomposizioni.

Grazie alla mostra diffusa di Artigianato e Design organizzata da CNA a Vicenza e curata da Elena Agosti ho avuto la fortuna di conoscere una delle poche restauratrici europee che lavora applicando la tecnica tradizionale giapponese: Chiara Lorenzetti, alias Chiaraarte.

Chiara ha scritto anche un bel libro su questa tecnica: “ Kintsugi: l’arte di riparare con l’oro.”

Mi è subito piaciuto il suo approccio storico e scientifico, da tecnica, da donna che lavora con le proprie mani.

Quando ci siamo sentite al telefono per la prima volta c’è stata subito affinità ed è così che abbiamo deciso di organizzare una conferenza per parlare delle molteplici sfaccettature di quest’arte antica e delle rispettive visioni a riguardo.

La storia di Chiara è incredibile: comincia a studiare la tecnica Kintsugi da autodidatta, ancora quando qui in occidente non era così conosciuta, e incredibilmente viene contattata da una tv di Tokyo che la porta in Giappone a da un maestro d’Arte che poi diventa il suo Maestro. Questo lo chiamerei destino o karma, per cui la sua storia è profondamente intrecciata a quella di quest’arte.

La mia storia con Kintsugi è diversa.

Ho scoperto quest’arte da bambina quando mia mamma, di ritorno da un viaggio in Giappone, portò con sé una tazza crepata che era stata riparata tramite Kintsugi.

Il ricordo di quest’arte giapponese è rimasto custodito dentro me fino a quando una necessità pratica me l’ha fatto riaffiorare.

Qualche anno fa, durante i giorni che precedono il Natale, stavo lavorando alacremente nel laboratorio di oreficeria per le ultime consegne dei clienti.

Uno dei lavori che mi avevano commissionato era una bracciale d’argento da forgiare lungamente a fuoco. Mentre lo lavoravo una disattenzione mi fu fatale e il bracciale si ruppe in due pezzi.

Che fare? Non c’era tempo per ricominciare il lavoro da capo!

In quel momento mi riaffiorò alla memoria l’immagine della tazza crepata e riparata con l’oro.

Così rischiai e provai a risaldare il bracciale d’argento spezzato con l’oro.

Non solo la cliente fu molto comprensiva, ma la trovata le piacque così tanto che fui incentivata a sviluppare un’intera linea dedicata al Kintsugi.

Ogni volta che creo questa collezione: plasmo l’argento, lo fratturo e poi lo risaldo, mi si svela interiormente il valore di questa pratica.

Per me Kintsugi è un’arte lenta che ti insegna che è responsabilità tua prenderti cura di ciò che ti ha ferito per donargli un senso nuovo.

Durante la conferenza, gremita di curiosi, abbiamo parlato dei due approcci diversi: quello della tradizione di Chiaraarte e quello innovativo che applico ai gioielli. Due tecniche diverse che però hanno in comune lo stesso valore simbolico.

Magal e Chiaraarte.

L’oggetto riparato si impreziosisce e diventa unico e irripetibile portando lo spettatore a soffermarsi sulla bellezza della fragilità e dell’imperfezione, che è metafora della vita stessa.

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Kintsugi personalizzati.

Il Kintugi, questa tecnica di fratturazione della lastra d’argento che poi viene ricomposta con fili d’oro, si presta molto alle personalizzazioni.

Questa tecnica può dare una nuova cornice, o meglio un nuovo quadro, a quei gioielli che vi hanno stufato. Attraverso alcuni esempi vi spiego come.

Il primo esempio che vi porto è quello di un granchio in oro e pietra di luna che fungeva da centrale di una collana di corallo. La cliente ce l’ha portata perché questa montatura le sembrava superata e così le abbiamo proposto di riutilizzare il granchio ma di spostarlo in un contesto più …moderno.

Ho creato una lastra lavorata ad hoc in argento 925 e oro 750 su cui ha preso posto il granchio diventando una spilla originale ed attuale.

Il secondo esempio che vi porto è quello creato a partire da un classico della  produzione in oro e diamanti della linea Daniela Vettori .

Questo è un pendente con la lettera iniziale M prodotto in oro e diamanti. Alla cliente che lo possedeva da più di un ventennio e che lo aveva a lungo portato sembrava ormai diventato obsoleto ed aveva voglia di dargli una nuova luce.

Anche questo è stato inserito in un nuovo quadro moderno con una lastra Kintugi ritagliata su misura e facilmente inseribile nel collier di supporto del pendente originale.

Che ne pensate del risultato?

Il significato simbolico di questa operazione è stato forte.

La proprietaria del pendente è molto cambiata in questi  20 anni e invecchiando attorno a lei si è creato quel panorama di crepe ricolmate, di inevitabili rughe ma anche di esperienze dolorose che solo un enorme saggezza dorata può saldare e riportare a un senso.

Il terzo lavoro che vi presento invece va davvero oltre il concetto di Kintsugi, ma è stato ispirato a questo.

La cliente voleva in questo caso una targhetta in cui si potesse “leggere” in rilievo un nome scritto in brail, la scrittura dei non vedenti.

Per fare questa ho utilizzato la stessa tecnica di lavorazione del Kintsugi ma niente fratture stavolta, solo palline d’oro saldate. Una sfida interessante per me: un nuovo linguaggio con cui confrontarsi…ed ecco qui il risultato.

 

Anche voi avete qualche gioiello da svecchiare, da cambiare perchè cambiando voi non ve lo sentite più sulla pelle?

Scrivetemi a info@magalgioielli.com

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